GRECIA, SANTORINI: LA VITICOLTURA, I VINI E QUALCHE DRITTA UTILE

GRECIA, SANTORINI: LA VITICOLTURA, I VINI E QUALCHE DRITTA UTILE
I viaggi di ritorno, almeno per il sottoscritto, portano spesso in dote il bagaglio aggiuntivo dei ricordi. Questa volta, sul volo che da Santorini mi riportava in Italia, a farmi compagnia, oltre alla consueta paura di volare, sono state le suggestive immagini dei tramonti di Oia. Quella lenta e magnetica discesa curva del sole, che si arrende quotidianamente al mare, è stata una tela ideale sulla quale imprimere il resoconto della mia sosta sull’isola, alla scoperta della viticoltura locale. I racconti dei produttori incontrati e gli assaggi eseguiti successivamente al rientro hanno rimarcato con decisione l’enorme potenziale, ancora in buona parte inespresso, delle vinificazioni isolane a tinte bianche, il cui modello espressivo, mai come oggi, sembra essere di estrema attualità.

LA STORIA

SANTORINI è l’isola più meridionale e più vasta tra le dodici che compongono l'arcipelago delle Cicladi, nel cuore del mare Egeo, a nord di Creta. Si tratta di un'isola vulcanica, sventrata nel 1627 a.C. dalla più imponente eruzione che sia stata mai documentata in Europa. Un cataclisma che ne ha radicalmente modificato la morfologia, trasformando il suo originario perimetro circolare nell’attuale caratteristica forma a spicchio di luna.

I primi popolamenti risalgono presumibilmente al quinto millennio a.C., mentre le prime testimonianze sulla presenza della viticoltura (come dimostrano gli scavi nella città di Akrotiri) risalgono al secondo millennio a.C.. Da questo momento fino alla metà del XIX secolo la viticoltura di Santorini vive un periodo di espansione, inizialmente come fonte di sostentamento per compensare l’assenza di acqua potabile, successivamente come principale fonte di reddito dell’isola. Il più prestigioso vino isolano dell’epoca è il vino-santo che, in particolar modo sul finire del Medioevo, inizia ad avere richieste dai ceti abbienti di tutta Europa e specialmente della Russia.
L’entomologo e botanico francese Guillaume-Antoine Olivier, al rientro da una spedizione in Medio Oriente sul finire del XVIII secolo lo descrive così: “E’ dolce, liquoroso, e di qualità mediocre il primo anno. Diventa molto buono invecchiando e da preferirsi al miglior vino di Cipro, viene quasi interamente venduto in Russia.... E’ fatto con uva bianca ben matura, che viene esposta per otto giorni al sole, stesa sui terrazzi delle case”.

L’espansione della viticoltura isolana tocca il suo apice nel 1841, quando a Santorini si contano 2 mila ettari di vigneto per una popolazione 13 mila abitanti. A partire dalla metà del XIX secolo l’età dorata dei vini di Santorini si scontra con una concorrenza più agguerrita e con la richiesta di vini secchi, più fini, dalla gradazione alcolica più contenuta. Il vinsanto, prodotto in scarsa quantità, si “riduce” al ruolo di vino da messa degli ecclesiastici e lo splendore della viticultura locale si appanna drammaticamente. Solo nell’ultimo ventennio un manipolo di produttori, animati da un rinnovato spirito imprenditoriale e una più moderna conoscenza delle tecniche produttive, è riuscito a riportare in auge la viticoltura locale, aiutata dall’introduzione di un sistema di denominazioni d’origine (PDO Santorini, Protected Designation Of Origin) e dalla richiesta di un turismo crescente. Quest’ultimo elemento, determinante per la promozione della cultura isolana, rischia tuttavia di mettere a repentaglio la bellezza naturale e architettonica dell’isola, oltre che la conservazione degli usi e costumi più antichi.

IL TERRITORIO

La coltura della vite accompagna l’intera orografia dell’isola, insistendo prevalentemente nei declivi che dalla parete della caldera, sulla costa occidentale, degradano dolcemente verso est, scendendo mediamente dai 350 ai 150 metri sul livello del mare. Il patrimonio viticolo oggi conta complessivamente circa 1200 ettari iscritti alla denominazione di origine (PDO Santorini), riguardante esclusivamente i vini ottenuti dalle uve a bacca bianca. Un vigneto spalmato sui 14 comuni di Santorini e delle due isolette satelliti: Thera e Therasia. Dei 2350 vignaioli che si contano sull’isola, la stragrande maggioranza conferisce le uve alla cantina cooperativa Santo-Wines (850 circa) o ai produttori più importanti.

Il suolo, 100% vulcanico e dall’aspetto prevalentemente sabbioso, è costituito da cenere, pietra pomice e frammenti di lava solidificata, frutto della lavorazione e dell’erosione della roccia madre sottostante. Una roccia dura e compatta, ma altamente friabile, costituita a sua volta da un tufo vulcanico chiamato “andesitico” (identico alla cordigliera delle Ande, ma diverso da quello basaltico dell’Etna). Al di sotto di esso resiste ancora uno strato di calcare e scisti antecedente all’eruzione. La natura del suolo, privo di argilla (dal 2 al 3,5%) e ricco di silicati duri, è totalmente incompatibile con la fillossera e favorevole alla conservazione di freschezza e umidità. Per questo motivo il vigneto è interamente a piede franco e per il 90% di età centenaria.

La piovosità annuale è scarsa, compresa tra i 200 e i 400 mm, compensata dall’umidità e dalla rugiada marina che nei mesi estivi depositano sulle foglie e sul suolo una quantità di acqua sufficiente alla sopravvivenza delle piante.  Una condizione comunque al limite, aggravata dalla presenza di venti che talvolta diventano violenti, arrivando a danneggiare le gemme e i tralci più giovani.



IL SISTEMA DI ALLEVAMENTO

l'ambelia (o alberello "a corona") è la forma di allevamento che dall'antichità si tramanda a Santorini. Diffuso su tutta l'isola, l'ambelia è prevalentemente utilizzato per l'assyrtiko, la varietà a bacca bianca che domina (con una percentuale vicina all'80%) la viticoltura del luogo. Dotato di un tronco pressoché inesistente, la sua potatura prevede l'eliminazione di tutti i tralci ad eccezione dei tre migliori, lunghi poco più di mezzo metro e possibilmente equidistanti; si lega il primo al secondo, il secondo al terzo e il terzo al primo, dando origine a una corona che si adagia direttamente sul terreno. Ripetendo questa operazione, anno dopo anno, si ottiene una sorta di spirale che viene rinnovata interamente a seconda dell'andamento della pianta. Con questa potatura si punta a proteggere il più possibile i grappoli dalla costanza e tenacia del vento che qui soffia ininterrottamente e che (insieme alla siccità) causa rese anche inferiori ai 10 hl/ettaro. Vengono usate, tuttavia, anche forme di allevamento diverse, tra cui l’alberello classico (con tre o cinque speroni) più facilmente sostenuto dal filare e campi sperimentali in cui il piede viene innalzato a 50/60 cm dal suolo. L'incompatibilità tra la natura vulcanica del suolo e lo sviluppo della fillossera è uno dei motivi che ha permesso al patrimonio di conservarsi nel tempo nonostante una manutenzione spesso "occasionale".



L’AMPELOGRAFIA E LE TIPOLOGIE DI VINO

Il patrimonio ampelografico dell’isola è rigoglioso e conta una cinquantina di varietà. Tuttavia, tra quelle utilizzate per la produzione del vino è importante conoscere le seguenti: assyrtiko, athiri e aidani per le vinificazioni in bianco, mandilaria, mavrotragano, voudomato e mavrathiro (o Athiri nero) per le vinificazioni in rosso. 

L’assyrtico è il principale vitigno dell’isola, occupante il 70% del vigneto di Santorini. E’ un vitigno qualitativo, resistente alla siccità e alla malattie, in grado di raggiungere facilmente una gradazione alcolica elevata (15/16°), conservando una spiccata acidità (PH da 2,8 a 3,2). Predilige le vinificazioni in bianco e l’affinamento in acciaio, in modo da esaltare tutto il proprio lato salino, delicatamente erbaceo e mentolato. La bocca conserva una spiccata acidità (tartarica), coadiuvata da una sapidità che stimola il sorso e veicola il sapore del mare.

Attualmente sono disciplinati esclusivamente i vini “bianchi”.
  • SANTORINI BIANCO SECCO (PDO SANTORINI): Ottenuto prevalentemente dall’assyrtico (minimo 75%), può essere tagliato con athiri e aidani singolarmente o congiuntamente per un massimo del 25%. Le uve, come per tutti i bianchi, sono raccolte la sera. Il grado alcolico minimo deve essere di 12% (zucchero minimo 204 gr./lt.)
  • NYCHTERI (PDO SANTORINI): Si tratta del vino tradizionale dell’isola, le cui uve sono normalmente raccolte surmature per avere un alcool potenziale compreso tra i 14 e 16 gradi e un residuo zuccherino percettibile. Viene affinato in legno.
  • VINSANTO BIANCO (PDO SANTORINI): Vino dolce naturale (senza aggiunta di alcool e quindi non liquoroso), le cui uve vengono raccolte surmature e lasciate ad appassire su teli per 8-12 giorni. E’ il vino che ha reso celebre l’isola durante il Medioevo. Oggi il tenore minimo di alcool consentito è pari a 8°, mentre il tenore minimo di zuccheri dopo la fermentazione è di 103 grammi/litro. Le migliori versioni presentano una concentrazione zuccherina compresa tra i 340 e i 500 grammi/litro. L’affinamento minimo è di 24 mesi, anche se la maggior parte dei Vinsanto sono messi in commercio dopo cinque anni.
  • VINSANTO BIANCO MEZZO (PDO SANTORINI): Si tratta di una versione meno reperibile sul mercato e meno dolce di Vinsanto, che può vantare un residuo zuccherino massimo di 160 grammi/litro.
  • VINSANTO ROSSO (VINO DA TAVOLA): Vino raro privo al momento di una normativa (per questo esce come vino da tavola), che può essere prodotto parzialmente con i tre vitigni a bacca bianca (al massimo per un 50%). Le soglie di dolcezza sono inferiori alla versione bianca di circa un 15%. L’invecchiamento minimo è di 36 mesi.
  • SANTORINI ROSSO (VINO DA TAVOLA): Vino rosso secco a base di mavrotragano, mandilaria e voudomato.
I MIGLIORI PRODUTTORI IN ORDINE ALFABETICO: Argyros, Gaia, Hatzidakis, Sigalas, a cui, anche per l’importanza sociale, si deve aggiungere la cantina cooperativa Santo Wines.
 
CONSIGLI UTILI PER CHI SI TROVA SULL’ISOLA

La ristorazione isolana è quasi totalmente ad appannaggio di un turismo “disinteressato”, cosa che rende tutt’altro che semplice destreggiarsi tra la moltitudine di proposte trascurabili nella speranza di incappare fortunosamente in uno dei pochi, pochissimi locali a cui valga la pena dare fiducia. Un problema che si acutizza nei due principali centri abitati dell’isola, Oia (pronuncia ia) e Fira (conosciuta anche come Thira). Pertanto il suggerimento è quello di provare a scovare le tracce degli indigeni e non essere comunque troppo pretenziosi. Archiviata questa dovuta premessa, riporto di seguito qualche consiglio utile.

La migliore “tavola” greca si è rivelata quella del ristorante RAKI di Megalochori, un locale tranquillo dall’atmosfera piacevolmente naif, aperto a pranzo e a cena, i cui tavoli giacciono all’ombra di un pergolato rallegrato da una splendida bouganville e il cui segreto risiede nella semplicità e nella buona materia prima. Rimanendo a debita distanza dal caos turistico tipico di Fira e dalle sue serate in stile “Rimini anni Novanta”, se avete voglia, invece, di qualcosa di più sofisticato e formale, la scelta potrebbe ricadere sul ristorante SELENE di Pyrgos, a cinque chilometri a sud del capoluogo, che propone una cucina creativa e al contempo leggera e pulita. Per un aperitivo o un dopo cena nella scenografica e suggestiva Oia, non potete esimervi dal sostare al METEOR CAFE’, un locale ameno e rasserenante, con musica jazz in sottofondo a tenervi costante compagnia.

RISTORANTE RAKI, MEGALOCHORI, TEL. 0030 22860 81724
RISOTRANTE SELENE, PYRGOS, TEL. 0030 22860 22249
METEOR CAFE’, OIA, TEL 0030 22860 71015

Contributo prezioso all'esperienza in loco è l’esaustivo articolo di Samuel Cogliati, pubblicato su Porthos 26.
 
88/100

SANTORINI KAVALIEROS 2013 DOMAINE SIGALAS

Dopo una versione parzialmente soffocata dal calore (quella del 2012) il Kavalieros imbraccia nuovamente il suo scudo, ma questa volta lo fa con maggiore verve e spinta verticale, due doti necessarie a originare una struttura distesa ed equilibrata, avvolgente e di giusto peso. Se l'olfatto evidenzia note di erba tagliata, sale marino, conchiglia, caglio, scorza di arancia e una mineralità vulcanica che si muove in sottofondo, il palato vive una fase armoniosa. Qui il vino scorre con quiete e senza fretta, caratterizzato da una salinità intensa e stimolante, che lascia le papille gustative pulite e pronte per un nuovo sorso. Un vino dall'approccio ammiccante, acceso dal sale, che mi riporta direttamente sulle spiagge dell'isola. Proviene da vigne di oltre sessant'anni. Vinificato in acciaio, rimane sui propri lieviti per 18 mesi.
REGIONE: GRECIA
PRODUTTORE: DOMAINE SIGALAS
DENOMINAZIONE: SANTORINI
NOME: KAVALIEROS
ANNO: 2013
87/100

SANTORINI THALASSITIS 2013 GAIA WINES

Quello che la partenza riduttiva sottrae, almeno in termini di dettaglio, lo si ritrova nei giorni successivi alla stappatura in termini di integrità e ampiezza. Un vino dal potenziale evolutivo notevole, caratterizzato da una spinta salina dirompente e in cui, al momento, il sale prevale sul sole. Con il passare dei minuti si liberano note intense di polvere pirica, fiori e frutta a polpa bianca asprigna, ma anche acqua di mare, salvia e buccia di cetriolo. Un naso stratificato e di buona dinamicità, preludio ad una bocca dalla struttura tesa e verticale, accompagnata da una materia ambiziosa che aspetta solo una maggiore armoniosità. L'allungo è deciso e il sapore crescerà nei prossimi mesi in vetro, quando il vino avrà trovato una dimensione più matura. Un sorso di brezza marina. Le uve del Thalassitis provengono dai vigneti in Episkopi, Akrotiri e Pyrgos. Le viti hanno un'età media di ottant'anni e la vinificazione è in acciaio.
REGIONE: GRECIA
PRODUTTORE: GAIA WINES
DENOMINAZIONE: SANTORINI
NOME: THALASSITIS
ANNO: 2013
87/100

SANTORINI 2014 DOMAINE SIGALAS

Le tonalità cromatiche sono quelle dell'assyrtico in fase giovanile, un giallo limone tenue arricchito dal verde trasparente del mare che circonda l'isola. Il naso è fresco e diretto, fragrante, con note che ricordano l'erba tagliata, la resina, l'uvaspina e il lime candito. Si avverte nitidamente il sale, per un vino che sembra al momento non voler scendere particolarmente in profondità, preferendo cavalcare le onde e i profumi più aerei del mare. E infatti il sorso è una frazione di acqua marina che si diffonde sulle papille gustative, trasportando con sé i sapori del Mediterraneo. La materia è leggera e la struttura agile, con la dolcezza degli agrumi canditi a contrastarne piacevolmente l'incedere. Un vino che richiama alla mente alcuni Muscadet-Sèvre-et-Maine e che resiste al passare delle ore, arricchendosi di sfumature agrumate e di erbe aromatiche che ne accompagnano il finale appena diluito. Proviene da vigne di oltre 60 anni ed è vinificato esclusivamente in acciaio.
 
REGIONE: GRECIA
PRODUTTORE: DOMAINE SIGALAS
DENOMINAZIONE: SANTORINI
ANNO: 2014
86/100

SANTORINI CUVEE No.15 2012 WINERY HATZIDAKIS

Sulle prime battute il naso si mostra riluttante, con note "bucciose" che impediscono ai toni di macchia mediterranea di liberarsi pienamente. Con il passare delle ore il vino acquista maggiore disinvoltura e il suo linguaggio si fa più diretto ed esplicito. Si avvertono i fiori gialli, l'erica, l'elicriso, la frutta a polpa gialla, ma anche l'acqua di mare, la conchiglia e la polvere pirica. La bocca ha una struttura solida, dal sapore deciso e dal finale piacevolmente tannico; proprio i tannini contribuiscono a scandire il ritmo di un allungo sincero e salino, in cui le note di bergamotto e di agrumi canditi contrastano il calore che sale dopo la deglutizione. E' un vino che rafforza il legame immaginario tra Santorni e la Loira, ma questa volta non più dei muscadet, ma degli chenin e delle loro note di buccia di mela e delle loro astringenze saporite. Un vino di grande fascino e magnetismo che aspetto di riassaggiare nei prossimi millesimi.
REGIONE: GRECIA
PRODUTTORE: WINERY HATZIDAKIS
DENOMINAZIONE: SANTORINI
NOME: CUVEE No.15
ANNO: 2012
85/100

SANTORINI 2012 WINERY HATZIDAKIS

Al netto di una bottiglia poco fortunata, si nasconde un vino in uno stato di maturità avanzato, la cui responsabilità fatico a ricondurre esclusivamente a un'annata che ha "regalato" segni di evoluzione prematura. Detto ciò, il liquido nel calice mostra ancora un quadro seducente, con note di fiori e frutta a polpa gialla, erba secca, erica e iodio, a cui si accompagnano sensazioni più dolci di miele millefiori e zabaione. La bocca ha un ingresso preciso e calibrato, con una struttura ancora energica, in cui l'acidità lascia progressivamente spazio a una sapidità in grado di veicolare ottimo sapore e allungo. Chiude con una piacevole tannicità e con richiami alla scorza d'arancia. Un vino dal linguaggio sincero e diretto, nobilmente rustico, dalle atmosfere più intestine che costiere
REGIONE: GRECIA
PRODUTTORE: WINERY HATZIDAKIS
DENOMINAZIONE: SANTORINI
ANNO: 2012
85/100

SANTORINI NYCHTERI 2010 DOMAINE SIGALAS

La tipologia "Nychteri" è un elogio alla tradizione vitivinicola di Santorini: un vino, con residuo zuccherino, ottenuto da uve surmaturate e vinificate a lungo in legno per stimolare l'insorgenza di note ossidative. L'interpretazione del domaine Sigalas sembra essere puntuale e si riflette in un vino dal naso estroverso, con il rovere che apporta dolcezza e che rende più armoniche le sfumature ossidative ed eteree; al loro fianco si schiudono note di senape, sale, erba secca, limone candito e acqua di mare. La bocca è glicerica, dolce e voluminosa, con il sapore sostenuto da una discreta tensione acido-sapida. L'allungo è infastidito da un'alcolicità pungente.  Un vino che riesce nell'ardua impresa di risultare originale e al contempo tradizionale. Difficile l'abbinamento a tavola; preferibile con formaggi stagionati ed erborinati.

 
REGIONE: GRECIA
PRODUTTORE: DOMAINE SIGALAS
DENOMINAZIONE: SANTORINI NYCHTERI
ANNO: 2010
84/100

SANTORINI FERMENTED IN OAK BARREL 2011 DOMAINE SIGALAS

L'assyrtico, a mio parere, predilige l'acciaio, il contenitore che riesce a enfatizzare al meglio le sue fragranze marine. Ciò nonostante, il tempo passato sull'isola mi ha permesso di assaggiare qualche versione vinificata in legno. Tra le più riuscite c'è sicuramente quella del Domaine Sigalas, un vino che nel calice rotea con armonia e densità, il cui naso rivela calore, ma anche fiori di camomilla, resina essiccata, basilico, mentuccia, bergamotto e scorza di limone candito. Un contesto in cui il rovere vigila senza disturbare troppo. Un rovere che si fa più incisivo al palato, dove il sorso salino rimane compresso tra morbidezze e sentori vanigliati. Ne apprezzo l'energia viscerale del vino, meno l'incidenza del contenitore usato.
REGIONE: GRECIA
PRODUTTORE: DOMAINE SIGALAS
DENOMINAZIONE: SANTORINI
NOME: FERMENTED IN OAK BARREL
ANNO: 2011
83/100

SANTORINI 2012 DOMAINE SIGALAS

Il naso è mediterraneo, introverso ma profondo. E' un vino in cui il calore (decisamente più pronunciato rispetto al 2014), sembra essersi portato via una parte di loquacità, lasciando in eredità un linguaggio sussurrato e toni maturi e balsamici. Spazio allora all'eucalipto, al miele di erica, ai fiori gialli e alla frutta esotica matura, con l'immancabile tocco di sale marino a spezzare un monologo fatto di delicate dolcezze. La bocca è materica, sulla via dei tramonti di Oia, lenta nella movenze, eppure sempre inesorabilmente carica di sale. Un vino curvilineo, in cui le morbidezze guidano le danze e in cui il calore finisce per sottrarre lunghezza al finale.
 
REGIONE: GRECIA
PRODUTTORE: DOMAINE SIGALAS
DENOMINAZIONE: SANTORINI
ANNO: 2012
92/100

SANTORINI VINSANTO 2004 DOMAINE SIGALAS

L'esordio al naso rivela una ricchezza impressionante, sotto alla quale si nasconde un quadro di incredibile complessità. I fichi caramellati, l'albicocca secca, il miele di erica, il cappero, la scorza d'arancia candita, ma anche i datteri, la china e il cacao amaro sono solo alcune delle innumerevoli sfumature che trascrivo di un quadro in continuo divenire. La bocca è più che densa, è viscosa, con il sale che spinge il vino a risvegliare e stimolare ogni papilla gustativa. Possiede un passo lento ma inesorabile, che riesce a spingere il sapore oltre l'orizzonte. L'ultimo ricordo, diverse ore dopo, è per il miele di erica e per gli agrumi canditi. Un Vinsanto che è un elogio del vino mediterraneo e della sua capacità di risvegliare sensazioni ripiegate nei cassetti della memoria. (9° Vol.)
REGIONE: GRECIA
PRODUTTORE: DOMAINE SIGALAS
DENOMINAZIONE: SANTORINI VINSANTO
ANNO: 2004
89/100

SANTORINI VINSANTO 20 YEARS BARREL AGED 1991 ESTATE ARGYROS

Già alla vista seduce con i colori del mogano e i riflessi del tramonto. Il naso è un'esplosione di eucalipto che apre la via all'erba tagliata, al chicco verde del caffè, al mallo della noce, alla liquirizia amara e al miele di castagno. Un naso ficcante, che riesce a sembrare fresco nonostante l'elevata ricchezza zuccherina e un'alcolicità che si accende con il passare dei minuti. La bocca è densa, con una tensione acido-sapida vivida che veicola il vino verso un allungo di grande sapore. La china, nuovamente il mallo di noce e la polvere del caffè sono le prime sensazioni che ritornano. Il finale è esuberante, calorico, al limite dell’alcolico, con un'energia astringente e una lunga scia balsamica. Un vino luminoso, che ha nel sale e nella balsamicità la sua forza e nell'alcolicità il suo limite. (13,5° Vol.).
REGIONE: GRECIA
PRODUTTORE: ESTATE ARGYROS
DENOMINAZIONE: SANTORINI VINSANTO
NOME: 20 YEARS BARREL AGED
ANNO: 1991
85/100

SANTORINI VINSANTO 12 YEARS BARREL AGED 1999 ESTATE ARGYROS

Ripercorre con qualche impaccio maggiore il solco tracciato dal Vinsanto 1991, porgendo maggiormente il fianco all'alcol, a cui non riesce a contrapporre la medesima ampiezza e potenza mediterranea. Il naso saltella su note balsamiche, sul caffè tostato, sul nocino e sul distillato di canna da zucchero. La bocca ha una buona densità e una discreta spinta verticale (lontana dalla vena salata del "fratello più anziano"). L'alcolicità tende a portarsi via buona parte del finale. (13,5° Vol.).
REGIONE: GRECIA
PRODUTTORE: ESTATE ARGYROS
DENOMINAZIONE: SANTORINI VINSANTO
NOME: 12 YEARS BARREL AGED
ANNO: 1999